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Aziende e crypto valute: Come evitare una multa da 200.000$!

settembre 28, 2018

Negli USA, multata per 200.000$ una società per non aver contabilizzato le criptovalute. Dall’Inghilterra arriva un monito: “Senza norme certe, I consumatori e le aziende rimangono senza alcuna protezione. Mercato crypto come il Far west!”

 

Finalmente si sta andando tutti quanti verso la stessa direzione ovvero regolamentare le cryptovalute e tutte le attività ad esse correlate. Recentemente negli Stati Uniti la Securities and Exchange Commission (SEC), ha multato per 200.000$, la società Crypto Asset Management (CAM) ed il suo fondatore, Timothy Enneking: si tratta della prima azione disciplinare intrapresa dalle istituzioni ai danni di una società operante con le criptovalute. Nella fattispecie specifica si tratta di una violazione delle leggi in materia finanziaria sulla negoziazione di titoli e incongruenze nei registri contabili.

 

L’azione è stata poi commentata da Wesley Bricker, revisore capo della SEC, il quale ha dichiarato che:

 

L’avvento di beni digitali e tecnologia blockchain non cambia la “responsabilità fondamentale” delle aziende in merito alle attività di segnalazione finanziaria; pertanto le aziende devono continuare a mantenere documenti e registri in ordine, a prescindere da tecnologie distribuite, contratti intelligenti, o altri applicazioni innovative.

 

Ma non solo gli Stati Uniti e la SEC si stanno muovendo. Dall’Inghilterra arriva un monito:

“Il governo e i regolatori decideranno se consentire a questa situazione da “Far West” di continuare, o se al contrario introdurre normative. Infatti al momento i consumatori e le aziende rimangono senza alcuna protezione”.

 

Queste le parole pronunciate da Nicky Morgan, capo del Comitato del Tesoro del Regno Unito, in un discorso rivolto alla Financial Conduct Authority (FCA) e volto a richiedere maggiori regolamentazioni per il settore delle monete digitali.

 

Per Morgan, la richiesta ha lo scopo di proteggere gli investitori dalla forte volatilità dei prezzi, dalla scarsa protezione di consumatori e aziende, dagli attacchi informatici e dal riciclaggio di denaro.

 

La tesi del capo del comitato del tesoro è che Il mercato delle criptovalute assomiglia al selvaggio West e dovrebbe essere regolamentato, esortando con questo il governo ad intervenire nei confronti del settore.

 

Tuttavia Morgan sostiene che la Gran Bretagna potrebbe diventare un centro globale per le criptovalute con una regolamentazione proporzionata, e che il governo dovrebbe valutare se possa incoraggiare la crescita del settore contro i suoi numerosi rischi.

 

Sebbene la Financial Conduct Authority, la polizia britannica, abbia emesso avvertimenti contro truffe che coinvolgono le criptovalute, la mancanza di una serie completa di regole ha suscitato forti critiche da parte degli addetti ai lavori.

 

“E’ insostenibile per il governo e gli organi regolatori continuare a lanciare deboli allarmi ai potenziali investitori, astenendosi tuttavia dall’agire. Estendere le leggi esistenti agli scambi di criptovalute e alle ICO sarebbe il modo più rapido per garantire la supervisione da parte dei regolatori del settore”, afferma il rapporto.

 

Da USA e UK al resto del mondo

 

Da tempo la regolamentazione delle criptovalute è al centro del dibattito internazionale.

 

Gli episodi avvenuti in USA e Inghilterra, sono solo gli ultimi di una serie di news legate alla necessità di una regolamentazione globale delle criptovalute.

 

La tecnologia alla base delle criptovalute, è sicuramente di grande interesse per il sistema finanziario globale. La logica della dematerializzazione dei mezzi di pagamento, fa si che da anni ci si muova sempre di più con soluzioni di pagamento elettronico, che siano costruite attraverso una logica di facilitazione.

 

In questo le Criptovalute sono un sistema assolutamente pionieristico, in quanto anche se nate nel cosiddetto “dark web” per consentire pagamenti di prodotti e servizi, oggi vengono accettate da aziende come Bloomberg, da Subway, da Expedia, e dalla stessa Microsoft.

 

C’è quindi urgenza di un intervento regolatorio, in quanto oramai sono considerate un mezzo di pagamento a tutti gli effetti. Gli Stati e gli enti internazionali non possono più non occuparsene, pensando di estrometterle dalla contabilizzazione dei sistemi bancari, piuttosto che dai bilanci di banche e assicurazioni o semplicemente dalla vita delle aziende.

 

Nonostante tutto, passi in avanti sembrano essere stati fatti.

 

Qual’è la situazione globale attuale?

 

Tutti I paesi del G20  si stanno interessando alla legislazione crypto. In particolare è la Financial Action Task Force on Money Laundering (FATF) che se ne sta occupando.

 

Recentemente, il Presidente dell’ente Marshall Billingslea, durante un’intervista rilasciata al Financial Times, ha dichiarato che sarebbe in dirittura d’arrivo un nuovo standard globale per la lotta al riciclaggio di denaro (AML) da applicare per una migliore regolamentazione crypto.

 

L’obiettivo sarebbe quello di colmare le lacune delle normative nazionali e discutere su come integrarle. Inoltre, ha ribadito che “è essenziale stabilire una serie standard globali applicati in modo uniforme” in tutti i Paesi del G20.

 

All’interno degli stati membri, stando a quanto riportato dalle più recenti notizie di stampa internazionale, ci sono state già alcune novità sul fronte delle regolamentazioni. Il primo paese a prendere l’iniziativa è stata la Corea del Sud, uno dei mercati di criptovalute più attivi al mondo.

 

A riportare la notizia, il primo giornale in assoluto è stato il Korea Times. Infatti, il quotidiano asiatico riporta ed afferma a chiare lettere che i regolatori sarebbero pronti ad approvare in via definitiva dei disegni di legge sulla regolamentazione di criptovalute, ICO e blockchain.

 

Non ci resta che attendere l’entrata in vigore delle norme per comprendere meglio quelle che sono state le decisioni prese da parte della Corea del Sud, la quale aprirà le porte ad un nuovo e sano dibattito sulle necessità di regolamentazione del comparto criptovalute.

 

Nel contempo alcune potenze occidentali come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno mostrato un atteggiamento generalmente di apertura verso le monete virtuali, altri come il Canada e l’Australia stanno ancora decidendo il da farsi, ma ci sono anche Paesi come la Russia che le hanno sostanzialmente proibite, salvo poi ricredersi in tempi recenti.

 

L’Unione europea sembra aver fatto un passo importante di fatto obbligando gli stati membri a riconoscere le valute virtuali entro gennaio 2020. Già da fine luglio 2018 è entrata in vigore la nuova direttiva UE 2018/843 che implica tale introduzione.

 

Con questo testo la UE riconosce ufficialmente le criptovalute (ad esempio bitcoin), dando loro uno status giuridico differente rispetto a quello delle valute tradizionali. Di conseguenza con l’introduzione di questo testo, le nazioni che fanno parte dell’unione europea sono obbligate a riconoscerle.

 

La fine del vecchio e selvaggio “Crypto far west”

 

Quanto detto sopra implica che, successivamente alla regolamentazione, le criptovalute dovranno essere universalmente accettate come mezzo di pagamento.

 

Attualmente nel mondo ci sono oltre 28 milioni di utilizzatori. Nel 2019 si stima che diventeranno circa 100 milioni. Le potenzialità che esprimono questi numeri non possono più essere ignorate da Stati e governi.

 

La diretta conseguenza di una regolamentazione chiara del mercato, proteggerà maggiormente consumatori e aziende dalla forte volatilità dei prezzi, e dalla confusione normativa che può generare errori nella gestione contabile e fiscale.

 

Di fatto questo produrrà meno confusione all’interno dei mercati e una crescita ulteriore della diffusione di massa delle criptovalute come mezzo di pagamento.

 

All’interno di questo scenario, le aziende che già accettano criptovalute come pagamento per i loro beni e servizi, avranno sempre più necessità di uno standard che gestisca le transazioni in cryptovaluta e che le aiuti a redigere correttamente il bilancio in base alla nazione in cui operano.

 

Xriba sta già andando in questa direzione anticipando le normative dei singoli paesi. Già oggi può creare i presupposti per una standardizzazione della gestione dei pagamenti e della contabilità aziendale rispettando ogni singola normativa.

 

XribaPay inoltre è il primo business wallet pensato per consentire all’azienda, con un semplice tap dallo smartphone, di condurre transazioni in criptovaluta e registrarle in bilancio!

 

In questo modo ogni azienda nel mondo ha la possibilità di fare o ricevere pagamenti in criptovaluta e usarli per preparare il bilancio aziendale secondo la legge. In futuro questa tecnologia diventerà un vero e proprio sistema di trasparenza internazionale in grado di creare un ecosistema di aziende che si basa sulla fiducia reciproca.

 

Se anche tu vuoi iniziare a ricevere e contabilizzare pagamenti in crypto, tramite una suite di strumenti all’avanguardia che ti permetteranno di far evolvere il tuo business, richiedi subito l’invito per poter essere uno dei primi ad utilizzare XribaPay non appena verrà rilasciata sul mercato.

 

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